L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in tre nuove indicazioni, che si aggiungono alle attuali 25. Il farmaco di MSD ha ricevuto l’ok per il trattamento del tumore della cervice uterina, del carcinoma dell’endometrio e del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico.
Con pembrolizumab, nel tumore della cervice uterina, il rischio di morte è stato ridotto del 43% nelle pazienti in stadio III-IVA secondo la classificazione FIGO 2014; nel carcinoma dell’endometrio, il rischio di progressione della malattia è diminuito del 66%. Nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, l’associazione con pembrolizumab ha ridotto il rischio di morte del 49% e la sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata rispetto alla chemioterapia.
AIFA ha inoltre riconosciuto l’innovatività terapeutica ai due nuovi regimi basati sull’immunoterapia con pembrolizumab nei tumori dell’endometrio e dell’urotelio.
Il tumore della cervice uterina
Nel 2024, in Italia, sono state stimate quasi 2.400 nuove diagnosi di tumore della cervice uterina, nella quasi totalità dei casi causate dall’infezione da Papillomavirus umano (HPV), trasmesso soprattutto per via sessuale. AIFA ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in associazione a chemioradioterapia nel trattamento del carcinoma della cervice localmente avanzato in stadio III-IVA in pazienti che non hanno ricevuto una precedente terapia definitiva.
“Per la prima volta in 25 anni, cambia la pratica clinica nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio, in cui lo standard di cura finora è stato rappresentato dalla sola chemioradioterapia concomitante – afferma Domenica Lorusso, Responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University -. La combinazione di pembrolizumab con la chemioradioterapia concomitante esclusiva aumenta, in modo statisticamente significativo e clinicamente rilevante, la sopravvivenza globale”.
Nello studio KEYNOTE-A18, pubblicato da The Lancet, l’associazione ha ridotto il rischio di morte del 33% rispetto alla sola chemioradioterapia concomitante, con un tasso di sopravvivenza globale a 36 mesi dell’82,6% per l’associazione rispetto al 74,8% della sola chemioradioterapia in tutta la popolazione. Nel setting di pazienti in stadio III-IVA secondo la classificazione FIGO 2014, l’associazione ha ridotto il rischio sia di progressione che di morte del 43%.
“Si tratta di un setting potenzialmente curativo – sottolinea Domenica Lorusso, che è anche Principal Investigator dello studio KEYNOTE-A18 -Per questo, l’aggiunta dell’immunoterapia con pembrolizumab alla chemioradioterapia consentirà di portare a una potenziale guarigione un maggior numero di pazienti. Con questo approccio, è possibile sommare i benefici a lungo termine dell’immunoterapia con l’efficacia immediata della chemioradioterapia che hanno già dimostrato in altre patologie un effetto di reciproco potenziamento quando somministrate insieme”.
Il tumore dell’endometrio
In Italia, nel 2024, sono previste circa 8.650 nuove diagnosi di carcinoma dell’endometrio. AIFA ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in associazione a chemioterapia (carboplatino e paclitaxel) nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma dell’endometrio primario avanzato o ricorrente con deficit del sistema di mismatch repair (dMMR), candidate a terapia sistemica.
Nello studio KEYNOTE-868, pembrolizumab più carboplatino e paclitaxel, seguito da pembrolizumab in monoterapia, ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 66% rispetto a placebo con chemioterapia seguito dal solo placebo.
“Il carcinoma dell’endometrio è uno dei tumori femminili più frequenti ed è l’unica, tra le neoplasie ginecologiche, con incidenza e mortalità in aumento – continua la professoressa Lorusso -Purtroppo, la sopravvivenza mediana per le pazienti con malattia ricorrente o avanzata non supera i 36 mesi. La caratterizzazione molecolare è cruciale e ha un impatto sulla scelta terapeutica. Circa il 30% delle pazienti presenta un tumore con deficit del mismatch repair, cioè un malfunzionamento del meccanismo di riparazione del DNA. L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia rappresenta una nuova opzione terapeutica di prima linea per le donne con carcinoma endometriale primario avanzato o ricorrente con deficit del sistema di mismatch repair, dimostrando un miglioramento davvero significativo della sopravvivenza libera da progressione. Si tratta di un risultato straordinario”.
Il carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico
Dopo decenni, cambia anche il trattamento di prima linea del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, grazie all’approvazione della rimborsabilità di pembrolizumab in associazione a enfortumab vedotin, un anticorpo farmaco-coniugato.
Nello studio KEYNOTE-A39, pubblicato da New England Journal of Medicine, la nuova associazione ha mostrato un beneficio significativo rispetto alla chemioterapia a base di platino in termini di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale. A un follow-up mediano di 29,1 mesi, il rischio di morte è stato ridotto del 49%, con un incremento della sopravvivenza globale mediana più che raddoppiato rispetto alla chemioterapia. La durata mediana della risposta è stata di 23,3 mesi per l’associazione e di 7 mesi per la chemioterapia.
“Fin dagli anni 80 gli schemi di chemioterapia a base di platino hanno rappresentato lo standard di cura del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico – spiega Roberto Iacovelli, Professore Associato di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma – La nuova associazione, per la prima volta, ha migliorato la sopravvivenza e il controllo di malattia. Siamo di fronte a una vera rivoluzione della cura e a un’innovazione decisiva per i pazienti, sia per i risultati ottenuti sia per la natura dei trattamenti”.
“Pembrolizumab aveva già dimostrato di essere efficace come terapia di seconda linea nel tumore uroteliale – continua Iacovelli – In prima linea, l’associazione pembrolizumab più enfortumab vedotin è caratterizzata da una sinergia nel controllo della malattia a tutto vantaggio dei pazienti. La malattia viene così contrastata su due fronti. Uno è costituito dal sistema immunitario che viene riattivato contro il tumore grazie a pembrolizumab, l’altro è la maggiore selettività nell’aggressione delle cellule malate, grazie all’anticorpo farmaco-coniugato, che costituisce una forma di chemioterapia più evoluta. In questo modo, si ottiene un controllo più duraturo e profondo della neoplasia. La sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata e l’efficacia della terapia nel ridurre significativamente l’estensione della malattia è possibile in una percentuale rilevante dei pazienti, ovvero il 67% rispetto al 44% della chemioterapia. Poiché questi risultati hanno cambiato la storia naturale della malattia, cambierà anche la pratica clinica attuale superando il vecchio standard chemioterapico. Inoltre, la decisione di AIFA è in linea con le linee guida della Società Europea di Oncologia Medica, che raccomandano tale associazione come trattamento di prima linea da preferire nei pazienti con tumore uroteliale avanzato”.
“L’immunoterapia di MSD con pembrolizumab ha segnato un salto quantico in oncologia, un reale cambiamento di paradigma che ha aperto strade un tempo inimmaginabili – conclude Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia – Il triplice ampliamento di indicazione da parte di AIFA testimonia il continuo valore dell’immunoterapia nel trasformare la pratica clinica, offrendo nuove prospettive terapeutiche ai pazienti oncologici. Un risultato che nasce da una visione di lungo periodo e da un impegno costante e senza eguali nella Ricerca, sostenuto da uno dei programmi di sviluppo clinico più ampi in oncologia: una pipeline diversificata che include oltre 25 meccanismi innovativi e più di 30 tipi di tumore. È questa fiducia nella Scienza, insieme alla capacità di guardare lontano, a consentirci di immaginare un futuro nel quale continuare a offrire, a un numero sempre maggiore di Persone, più tempo e più Vita”.